mercoledì, 24 giugno 2009
Proprio lui, quello che fornendo al Milan i propri servigi è riuscito a portare in rossonero tra gli altri Pablo Garcia, Contra, Javi Moreno, Josè Mari Redondo, Rivaldo, Ronaldo, Ricardo Oliveira,  Emerson, Julio Cesar (purtroppo un omonimo), Ronaldinho (purtroppo un sosia?), Zambrotta ma non Fernando Torres, seguito dal Milan per anni, lo stesso Sbronzetti che disse tra le altre cose ''Il passaggio di Cristiano Ronaldo al Real Madrid e' una bugia'... ecco proprio lui... ci racconta la il vero Florentino Perez e tante altre delizie nel suo bellissimo blog, da non perdere!
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domenica, 21 giugno 2009
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giovedì, 18 giugno 2009
Adesso non sono più il solo a dirlo, anzi sono in numerosissima compagnia.

"Nessun presidente in 100 anni di storia ha mai osato mettere in vendita (cacciare) il n. 1 della squadra. 
NESSUNO. 
Berlusconi passerà alla Storia anche per questo. 
Tutto il resto e' comica di Stato."

FARINA PRESIDENTE!
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venerdì, 12 giugno 2009
Di Stefano Olivari per Indiscreto.

Il fatto di essere diventati mediaticamente la serie B della Liga spagnola ha prodotto effetti devastanti sulla memoria dei dirigenti del calcio italiano, che fra i mille argomenti utilizzabili per spiegare questa situazione hanno scelto proprio l'unico che dovrebbero far cadere sotto silenzio. Cioé la differente aliquota fiscale fra Spagna e Italia per quanto riguarda determinate categorie di lavoratori provenienti dall'estero. Situazione spiegata da chi, dal grande club alla serie C-Lega Pro del macalliano budget-tipo (uno scherzo, a detta di chiunque lavori nelle serie minori), ha costruito le proprie fortune e sfortune sui pagamenti in nero...Forse Adriano Galliani è solo un omonimo di quell'Adriano Galliani dirigente del Milan negli anni Ottanta e Novanta, che visse da spettatore i tre mesi con la condizionale (trasformati in multa risibile, secondo gli schemi del patteggiamento all'italiana) inflitti nel luglio 2002 a Van Basten, Gullit e Rijkaard, per incassi in nero negli anni d'oro: 42 miliardi di lire il cigno di Utrecht, 18 per il fan di Mandela, 8 miliardi e 300 milioni il designer di mutande. Colpa dei tre calciatori, ovviamente, perchè la legge sul falso in bilancio avrebbe poi fatto dichiarare prescritto l'eventuale reato societario di Galliani e di altri 'magnager'. Così facevano e fanno molti dirigenti non solo italiani, senza però improvvisarsi tributaristi da Scuola Radio Elettra né maestri di etica: il pizzaiolo non ci dà lo scontrino nemmeno dietro minacce, ma almeno non si giustica spiegando che a Madrid la margherita subisce un prelievo di solo il 25%.
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giovedì, 11 giugno 2009
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mercoledì, 10 giugno 2009


La cessione di Kaká al Real Ma drid ha lasciato in eredità tante cose spiacevoli: le bugie, la fret ta, la miopia dell’entourage berlu­sconiano. Picconate all’immagi ne del Milan sedimentata negli anni per colpa di un affare gesti to in maniera contraddittoria.

Le bugie. Se ne sono racconta te anche più del necessario. Ber­lusconi, ad esempio, avrebbe po tuto risparmiarci l’ultima, quella della fantomatica telefonata a Kaká per convincerlo a restare «perché nulla è ancora definito». Il contatto tra il patron rossone­ro e Riccardo sarebbe dovuto av venire lunedì ma, ovviamente, non se n’è avuta notizia semplice mente perché non c’è mai stato. Era soltanto un disperato tentati vo di salvare capra e cavoli in vi sta dell’incombente consultazio ne elettorale. Un’entrata fuori tempo visto che, stando ad am bienti contigui al Pdl, la rinuncia a Kaká potrebbe essere costata at torno ai 2,5 punti percentuali, vo ti negati dagli elettori-tifosi infe rociti con il premier. A migliorare le cose non ha contribuito neppure la tattica adottata da Adriano Galliani. Do po avere dichiarato (la domeni ca) «faremo di tutto per trattene re Kaká», poco più di 24 ore do po il vicepresidente milanista ha caricato il papà del giocatore sul l’aereo e lo ha portato a Madrid. A proposito di bugie, in queste ore è emerso un particolare in quietante, che la dice lunga sulla volontà di Berlusconi di fare cas sa: ai primi di maggio Florentino Perez, il vecchio/nuovo boss del Real, è stato in Italia in incognito e in quell’occasione ha raggiunto l’accordo con il Milan.

La fretta. È quella che, esem plificata dal blitz madrileno di Galliani, ha caratterizzato le mos se del club rossonero e che ora ri schia di penalizzarlo. La fretta, si sa, è una cattiva consigliera. Ber lusconi ha infatti sacrificato il suo giocatore migliore, quello rimpianto nei lunghi mesi dell’in fortunio «perché fa la differen za », per rimediare a due suoi evi denti errori: il ritorno di She vchenko e l’impuntatura su Ro naldinho che, in termini di rosso di bilancio, hanno inciso per al meno la metà. Ora che non si può più tornare indietro, che ha prevalso la linea più scontata (vendere anziché sforzarsi di in crementare il fatturato), la prima domanda da porsi è la seguente: siamo certi che i risparmi realiz zati con la vendita di Kaká saran no superiori ai costi che questa cessione ha già causato in termi ni di popolarità e immagine (del suo proprietario e del club) e che certamente ancora causerà? Diffi cile infatti che uno sponsor pos sa fare finta di niente: il Milan senza Kaká non può valere quel lo imperniato su di lui.

La miopia. È notorio che, da sempre, in ambito familiare Ber lusconi si sia dovuto confrontare con l’ostruzione della figlia Mari na, concettualmente contraria agli investimenti calcistici del pa dre. L’errore di Marina (ma pure di Pier Silvio) Berlusconi, che ov viamente non possono essere ri tenuti estranei a quanto è accadu to in questi giorni, è quello di non avere considerato il Milan una sorta di «costo di produzio ne ». Da sempre, infatti, il club rossonero produce immagine e risultati: impoverirlo equivale a demolire la trave portante di una casa, con relative conseguenze. Ed essere dirigente non significa semplicemente far quadrare i bi lanci, ma pure avere la capacità di intuire in anticipo i danni di certe scelte, in apparenza rispar miose. Non avere saputo com prendere la specificità e il ruolo del calcio nel complesso ambito berlusconiano, è colpa grave del la famiglia e dell’entourage del premier. Così la sensazione, net tissima, è che si vada verso un fu turo di vacche magre. Fossimo in Leonardo ci faremmo il segno della croce.

Alberto Costa 
10 giugno 2009

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martedì, 09 giugno 2009
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lunedì, 08 giugno 2009
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giovedì, 28 maggio 2009
Lo sai quanto ti voglio bene, ma che cosa hai fatto? Dove sei? Ti sembra quello il tuo posto?

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lunedì, 25 maggio 2009
Vado, come spesso accade, controcorrente. Maldini ha avuto l'addio a San Siro che si meritava.

Perché a un capitano si chiede qualcosa di più della classe e delle prestazione sul campo: il cuore e le palle. E soprattutto sulle seconde possiamo dire "non pervenute".
 Guarda Totti, Paolino, guarda Totti!
Facile fare la bandiera in un club che gioca sempre a vertice (non sempre in maniera troppo trasparente).
Maldini ha avuto l'addio al calcio che meritava. Dov'era quando c'era da contestare Galliani? Lui era l'unico che aveva l'autorevolezza per farlo. Ha preferito, al contrario di alcuni suoi compagni, che hanno pagato per questo, fare gli interessi suoi e non quelli della squadra. Neanche dopo calciopoli ha detto una mezza parola di condanna preferendo la dolce vita "baci e abbracci" .
 Come capitano è stato un mediocre. Si potrà discutere se la curva lo abbia contestato per i motivi giusti, però il fatto che ancora ci sia gente non omologata, in ogni caso è positivo. Come scrissi a suo tempo,  Maldini non è, e non è mai stato il mio capitano.
 Eterno bamboccio, figlio di papà, mai uno scatto da leader, mai una critica contro una società e una proprietà indecenti. Questo non posso perdonarlo.
 Se c'era uno che poteva parlare e con autorevolezza quello era lui. E invece zitto. Anche dopo calciopoli.
 Per gli stessi motivi però la curva ha poco titolo, dopo anni da lobotomizzati, a parlare. Non contento come un bambino mai cresciuto si è messo a insultare chi lo ha contestato: "orgoglioso di non essere come loro", "figli di puttana", etc...
 Ha parlato la divinità! Quel dito medio , Paolino, chiedi ad Ambrosini(degno erede) dove mettertelo. Vai Paolino, vattene e non farti più vedere. Il terzino d'attacco e il centrale insuperabile ci mancano già da tanto tempo, il "capitano", questo "capitano" non ci mancherà di certo. Vai Paolino, vai...
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